Georeferenziazione dei dati

La georeferenziazione dei dati è basata sulle celle della griglia UTM (10 km o 1 km di lato), indicate secondo la nomenclatura militare MGRS, ed il datum ED 50. Una apposita routine per convertire i dati tra diversi sistemi di coordinate (ED 50, WGS 84 ed il sistema geodetico-cartografico nazionale Roma 40 - Gauss-Boaga) è stata implementate con il database. Le maglie della griglia (10 km o 1 km) utilizzate per la mappatura forniscono la precisione delle coordinate. Il termine precisione non è sinonimo di accuratezza: l’accuratezza della georeferenziazione dipende solamente dalla qualità del dato geografico riportato in letteratura o sul cartellino di località che accompagna gli esemplari in collezione.

Mappatura dei dati

Il software appositamente programmato per visualizzare, ricercare e mappare i dati di distribuzione è denominato CKmap (Stoch, 2000a). Non si tratta di un nuovo pacchetto GIS, ma di un semplice e rapido programma di mappatura con funzioni statistiche. Rispetto agli altri software disponibili, CKmap presenta i seguenti caratteri distintivi: a) è dotato di un albero tassonomico a struttura gerarchica per visualizzare ed esplorare la check-list dei taxa; b) consente un’immediata mappatura della distribuzione di ogni taxon selezionato dalla lista sul reticolo UTM del territorio italiano; c) consente di sovrapporre diversi layer in formato shapefile (confini di regione, rete di riserve Natura 2000, idrografia, Corine landcover, DTM, etc.); d) consente di esportare le mappe di distribuzione in programmi GIS come ArcView® e MapInfo®; e) presenta mappe interattive.

Risultati

Nel triennio 1999-2001 la realizzazione del progetto ha consentito di raccogliere dalla bibliografia, dalle collezioni museali e da dati inediti oltre 450000 records relativi alla distribuzione delle 10000 specie selezionate. Questi dati sono stati informatizzati usando la check-list delle specie della fauna italiana (Minelli et alii, 1993-95) come strumento di organizzazione gerarchica dei dati stessi, georeferenziati e mappati sulla cartografia del territorio italiano. I risultati riferiti in questa sede si riferiscono unicamente al primo lotto di 6689 specie di invertebrati; il sito verrà aggiornato in seguito con i risultati definitivi.

I principali risultati del progetto includono inoltre la mappatura dei valori di biodiversità, nonchè  del numero di specie di interesse ai sensi della Direttiva Habitat (European Commission, 1992), cioè specie endemiche, rare, vulnerabili e minacciate.

Ricchezza di specie

Il pattern di distribuzione in Italia della ricchezza di specie (fig. 2) se da un lato consente di individuare alcuni hotspot di biodiversità (Carso Triestino, Valle dell’Adige, Alpi liguri e varie aree Appenniniche), dall’altro non consente un’analisi del reale andamento di questo parametro sul territorio italiano. Infatti il numero di specie presenti nelle celle della griglia è positivamente correlato con il numero di record pervenuti (fig. 3), ed è pertanto rappresentativo dell’intensità delle ricerche effettuate e non del reale valore di biodiversità della cella stessa. Poichè la correlazione è altamente significativa (p<0.001) non è possibile apportare alcun correttivo ai dati.

Specie endemiche

Per endemiche si intendono le specie il cui areale rientra nella categoria C (areali ristretti) di Vigna Taglianti et alii (1992). Secondo questa definizione, oltre 2000 taxa (specie e sottospecie) sono da ritenersi endemici. Tuttavia nel presente lavoro è stato adottato un criterio più restrittivo, considerando i taxa endemici italiani. A questo criterio di selezione rispondono 1542 specie, circa il 23% delle specie considerate (25% includendo le sottospecie). Questa percentuale, ben più alta di quella che emerge dall’esame dell’intera checklist (circa il 10%, incluse le sottospecie: Stoch, 2000), dipende in parte anche dai criteri utilizzati per la scelta dei taxa e dall’approfondita conoscenza dei gruppi tassonomici trattati.

L’andamento del numero totale di specie endemiche per cella è riportato in fig. 4. Questo valore, a differenza del numero di specie totali, non presenta una correlazione statisticamente significativa con il numero di record nei singoli quadrati (fig. 5); si ritiene pertanto che il pattern illustrato in figura riveli i reali centri di endemismo del territorio italiano di primaria importanza per la tutela della biodiversità (Williams et al., 2000). Le specie endemiche sono ampiamente diffuse lungo le Prealpi e la catena appenninica, nonché nelle isole principali, mentre sono pressochè assenti alle quote più elevate sulle Alpi e nell’intera Pianura Padana. Questo fatto può essere spiegato in base a considerazioni di ordine storico. Infatti la fauna alpina, ma non quella prealpina, è stata marcatamente depauperata dalle glaciazioni quaternarie, mentre la quasi totale assenza di specie endemiche nella Pianura Padana trova facilmente spiegazione nella giovane età geologica di quest’area.

Specie rare

In questa sede vengono definite rare le specie presenti in meno del 10% delle celle UTM in cui è stato suddiviso il territorio nazionale, un concetto che concerne pertanto l’aspetto spaziale della rarità (range-size rarity: Williams, 1996) e non la frequenza locale delle specie, o la consistenza numerica delle popolazioni (sulle quali i dati, per gli invertebrati, sono scarsissimi). Utilizzando questo criterio, viene presentata in fig. 6 la distribuzione in Italia della rarità espressa come rapporto tra le specie rare e quelle totali in ogni singola cella. Il valore percentuale è stato usato al posto del numero totale di specie rare, influenzato dal numero di record pervenuti. Si nota chiaramente come tale valore sia più elevato nelle isole, ed in particolare in Sardegna, ricca di endemiti, nonché nell’area dell’arco alpino. In quest’ultimo caso l’elevata incidenza della rarità può essere spiegata su base storica (effetto depauperante delle glaciazioni quaternarie), climatica (area periferica per specie ad areale di distriuzione boreoalpino o centroeuropeo), in relazione all’elevata diversità dell’habitat (correlata con il gradiente altitudinale) e alla presenza dei confini politici (che causano l’inclusione nella fauna italiana di piccole porzioni dell’areale di specie distribuite nei paesi confinanti).

Specie vulnerabili e minacciate

In base ai dati forniti dagli specialisti, ben 1076 tra le specie e sottospecie sinora censite (pari a circa il 14% del totale) possono essere raggruppate nelle seguenti categorie IUCN: presumibilmente estinte (43 specie), minacciate (384) e vulnerabili (640). Queste specie possono essere definite almeno “di interesse nazionale”; confrontando questi criteri con quelli presentati nei punti precedenti (endemicità e rarità) sarà pertanto possibile ricavare una corretta “lista rossa” italiana.

Specie indicatrici

Un ulteriore dato fornito dagli specialisti riguarda il valore delle specie come bioindicatori. Con questo termine si intendono non solamente le specie che siano indicatrici di alterazioni ambientali (indicatori di qualità biologica), ma anche quelle che, per fedeltà all’ambiente, possono essere indicative di particolari habitat a rischio del territorio italiano. Si tratta in ogni caso di un ulteriore, importante criterio da utilizzare per: a) l’individuazione di “specie ombrello”; b) le valutazioni di impatto ambientale. Sono state indicate dagli specialisti 2763 specie e sottospecie ritenute indicatrici dello stato di conservazione degli ecosistemi.

Home   < Pagina precedente   Pagina successiva >

 La pagina è stata aggiornata il 31 Luglio 2003